Rapporto ICT: un meeting interessante e partecipato, nel corso del quale è stato presentato il “Libro bianco” sullo stato dell’information technology in Emilia Romagna

La copertina del libro ricavato dal Rapporto Energee3

La copertina del libro ricavato dal Rapporto Energee3 2015-2016

Un successo di pubblico, molti interventi e altrettanti interrogativi sulle sfide prossime venture. Presentato l’1 giugno a Reggio Emilia (nell’ambito di un meeting con 65 ospiti, compresi top manager di imprese private, dirigenti di gruppi bancari, accademici, professionisti e amministratori pubblici) l’esclusivo “Rapporto 2015-2016 di Energee3 sull’ICT in Emilia-Romagna”, dal quale è stato anche ricavato un libro edito da thedotcompany dal titolo “Libro bianco dell’Information & Communication Technology in Emilia Romagna”.

Un volume (80 pp., 19,90 euro la versione cartacea; 11,90 quella in formato digitale – clicca e acquista) con tutte le tabelle, i grafici e i trend più aggiornati, fino a oggi inediti, sulla diffusione e le caratteristiche – ritardi inclusi – dell’ICT in Emilia-Romagna (dati ufficiali molto interessanti, contestualmente confrontati con la realtà italiana e con ben 9 regioni europee).

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Di seguito, un resoconto – in sintesi – del meeting pubblicato dal web-journal Stamp Toscana

Un articolo uscito all'indomani del convegno su "La Gazzetta di Reggio"

Un articolo (pagina Economia) uscito all’indomani su “La Gazzetta di Reggio”

In Emilia-Romagna, dove si parte da una struttura industriale paragonabile a quella dei Laender tedeschi con una quota di Pil del 24% e che è la regione numero uno in Italia per  valore dell’export pro capite (12mila euro), la discussione è focalizzata su un aspetto cruciale per qualunque strategia di sviluppo: le infrastrutture tecnologiche e i servizi on-line come fattori di sviluppo decisivi per la competitività e l’innovazione delle economie avanzate. La crescita del settore ICT (Information & Communication Technology) come antidoto alle difficoltà di crescita.

Di questo si è parlato a Reggio Emilia in un seminario organizzato da Energee3, società di servizi dell’ICT, con la partecipazione di esponenti del mondo economico, finanziario e politico. Al centro della riflessione collettiva un “Libro bianco dell’ICT in Emilia–Romagna” curato da Armando Sternieri, docente a Parma di Sistemi informativi aziendali e amministratore delegato di Energee3 e di thedotcompany.

e32I dati elaborati da Dario Tuorto e Gianluca Passarelli confortano l’ipotesi di lavoro iniziale. Nel periodo di fase acuta della crisi economica 2008–2013 l’industria emiliano–romagnola ha registrato un calo più forte rispetto alla media italiana (-20,7% di imprese contro -9,3%), ma il settore dei servizi ha sostanzialmente tenuto ed anzi vi è stato un aumento del numero delle imprese (+5,1%): “Nel lungo periodo – questo il commento di Tuorto – le imprese dei servizi non solo incorporano occupazione esistente, ma ne creano di nuova”.

Fra i servizi, anche l’ICT (100mila aziende con 40mila addetti) ha avuto un andamento relativamente positivo per numero di imprese e di addetti, in controtendenza rispetto al calo nazionale soprattutto nei segmenti “software” e “servizi informazione, portali, web e hosting”, con aumenti a due cifre sia per numero di imprese che per addetti.

e3Nel dettaglio si conferma che, per dotazione tecnologica e per uso di internet, la regione mostra dati superiori alla media nazionale, tuttavia sempre molto bassi nel confronto con le altre regioni europee più avanzate. Solo le imprese medio-grandi, per esempio, mostrano un grado di digitalizzazione elevato e l’e-commerce è ancora poco sfruttato. Se, poi, si considera il numero di addetti nel settore rispetto al totale degli addetti nei servizi, si vede che il dato (4%) è inferiore a quello italiano (5%).

Insomma il Libro bianco offre un quadro nel quale l’ICT assume sempre di più un ruolo chiave nelle strategie competitive del sistema industriale, ma non è decollato e  resta notevolmente sotto dimensionato rispetto ai più importanti territori europei comparabili. “La capacità di insediamento non può nascondere il grave ritardo che sconta l’Emilia-Romagna rispetto a contesti nazionali e regionali con sui si trova a competere su scala europea”, concludono i ricercatori.

Intervenuto anche il sindaco di Reggio Emilia

E’ intervenuto anche il sindaco di Reggio Emilia

Per colmare questo ritardo – ha detto Franco Mosconi, docente di Economia industriale a Parma e studioso del “modello emiliano”, che è partito da tre parole chiave come “competenze, rete, regole”– c’è una condizione essenziale: avere un capitale umano all’altezza, visto che l’incidenza di specialisti in questo campo sul totale occupati non raggiunge il 2% mentre in Irlanda e Danimarca si attesta sul 4%. Dunque è necessario “rafforzare la collaborazione fra il mondo dell’Università e della ricerca e quello delle imprese, cercando di sperimentare forme nuove per questa partnership” così come occorre coltivare “il disegno al passo con i tempi della programmazione e delle iniziative regionali come la rete dei politecnici per  l’istruzione tecnica superiore e quella dei Tecnopoli per la ricerca applicata”.

(Piero Meucci, direttore StampToscana.it)

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-> Articolo sul sito istituzionale di Unindustria Reggio Emilia

-> Articolo + video-interviste sul web journal 7per24.it

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