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Blockchain per una nuova manifattura

 

Il maggiore ostacolo alla diffusione della blockchain, sostengono gli esperti, sembra essere una sorta di pregiudizio culturale: essere stata associata per troppo tempo alle criptovalute. E se di bitcoin e scalate societarie troviamo molte notizie sui giornali, la realtà è ben diversa, e racconta di una blockchain come registro aperto e distribuito che può tracciare e gestire transazioni e passaggi tra parti in modo sicuro, verificabile e permanente. E una capacità intrinseca di certificare la provenienza dei dati.

 

Le filiere dell’alimentare e del tessile sono state le prime a comprenderne le potenzialità, in Italia. Scommettendo su due pilastri: efficientare i processi di produzione e trasformazione da un lato, garantire al meglio i consumatori dall’altro. Un’azienda piemontese del caffè, la San Domenico, ha implementato un processo di tracciabilità del caffè che inizia dai sacchi di chicchi in Guatemala e termina con il consumatore finale. Inquadrando il QR Code sulla confezione il consumatore può leggersi l’intera storia del prodotto.

 

La complessità e la varietà dei passaggi, nel settore alimentare, rende particolarmente pregiata una tracciatura blindata capace di fornire, in formato digitale, una “carta di identità” per ciascun lotto di prodotto lungo tutta la filiera. Un notevole valore aggiunto, per il brand, anche in ottica di comunicazione e marketing. Come alla Tessitura Taborelli di Como, dove si è scelta la blockchain per la tracciabilità chiara dei prodotti, dare trasparenza totale al consumatore ma anche superare i limiti della normativa sul Made in Italy che, secondo l’azienda, non protegge in modo adeguato le produzioni italiane.

 

L’importanza della tracciabilità totale di un lotto di produzione è altissima, ne abbiamo consapevolezza seguendo le vicende dei vaccini di contrasto alla pandemia da COVID-19. Grazie alle nuove tecnologie è possibile far dialogare parti diverse della filiera con dati “certi”, dati non più modificabili. Rompere i silos informativi dei singoli “attori” della filiera e farli dialogare in modo strutturato. Eppure, sono state le ripercussioni economiche innescate a livello mondiale dal COVID-19 ad accelerare l’interesse e gli investimenti nella trasformazione digitale, inclusa blockchain e tecnologia del registro distribuito, secondo James Wester, direttore della ricerca Worldwide Blockchain Strategies.

 

Secondo l’International Property Rights Index, il Made in Italy è il brand europeo più contraffatto in assoluto. Il falso Made in Italy vale 24 miliardi di euro. Nel solo comparto abbigliamento e calzature l’Italia perde 3,8 miliardi di euro ogni anno. Quale sarebbe il beneficio della blockchain per il manifatturiero italiano? Sia per prevenire facili delocalizzazioni o puro assemblaggio sul territorio nazionale di componenti importati sia per evitare contraffazioni, la tecnologia blockchain si rivela strategica per garantire la tracciabilità delle materie prime e dei semilavorati funzionali alla realizzazione dei manufatti finali del Made in Italy. È quindi decisiva per il futuro del manifatturiero, con ovvie ripercussioni su reddito e occupazione.

 

Che fare, dunque? Idee e soluzioni non mancano, a cominciare dai contratti di filiera tra fornitori, produttori, vettori, distributori intermedi e finali, garantiti da una forma di tracciabilità non modificabile. Così come una maggiore diffusione della blockchain potrebbe passare attraverso progetti innovativi promossi dalla Pubblica Amministrazione, come già sperimentato in alcune Agenzie dello Stato. Una maggiore diffusione delle blockchain nel settore manifatturiero è garanzia per i consumatori finali grazie alla verificabilità delle etichette riportate sui prodotti. Nel solo campo dei ricambi per automobili la contraffazione ha un giro d’affari di 2 miliardi di euro. Se ogni singolo pezzo fosse contrassegnato da un QRCode univoco, la sicurezza per gli automobilisti farebbe un balzo in avanti.

 

Superare vulnerabilità e debolezze nelle supply chain è cruciale per il rilancio dell’economia italiana, che ancora oggi sconta procedure inefficienti o superate dal tempo. Blockchain e tecnologia del registro distribuito possono aumentare l’efficienza dei processi aziendali ma, soprattutto, possono contribuire alla nascita di nuovi servizi ed essere un driver potente di innovazione. Di queste ultime ore la notizia che tre big del lusso, Lvmh, Prada e Cartier, hanno dato vita ad un’unica piattaforma blockchain per garantire autenticità e tracciabilità.

 

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