La tecnologia blockchain. I limiti di oggi, le potenzialità di domani. 

 

Quattro notizie recenti ci introducono al tema blockchain. La prima, alquanto curiosa, arriva da Londra, più precisamente da Scotland Yard. Dopo il sequestro a criminali di svariati beni “tradizionali” come armi, soldi, droga, gioielli, macchine, al sequestro di bitcoin si sono interrogati sul da farsi. Anziché cercare il possessore nel vasto mondo della blockchain hanno pensato bene di rivenderle. Così a fine settembre la polizia di Sua Maestà ha autorizzato la vendita all’incanto di 500mila sterline in valute crittografiche. Dalla fredda Islanda giunge la notizia che Ikea venda i suoi prodotti in modo innovativo. La controllata islandese del colosso svedese ha messo a punto un sistema di emissione di fattura elettronica basata su blockchain, saldata in automatico grazie a uno smart contract, in corone digitalizzate. Secondo il comunicato stampa dell’azienda, la transazione viene gestita da una società leader nel settore della supply chain dei pagamenti digitali. La piattaforma utilizzata è stata una delle prime a livello mondiale ad aver ricevuto la licenza per l’invio e la gestione di denaro elettronico sfruttando la blockchain. Dagli Stati Uniti leggiamo la notizia che, mentre Facebook lavora a Libra, la rivale Telegram ha ottenuto dalla Sec (l’autorità di controllo dei mercati finanziari, l’equivalente della nostra Consob) l’autorizzazione a lanciare sua nuova criptovaluta. La blockchain Ton – Telegram open network – debutterà entro la fine di ottobre. Lo scorso settembre l’azienda aveva rilasciato il codice sorgente della blockchain Ton per iniziare la fase di test, oltre a una versione alpha di Gram, il token creato dell’azienda. E veniamo all’Italia, dove per monitorare un problema lavorativo emerso negli ultimi anni, complice anche un vuoto normativo, l’Inps sta progettando – insieme ad Inail e alcune aziende – una piattaforma per controllare via app il lavoro dei riders, i lavoratori delle consegne a domicilio di pizze e altri cibi. Questa “piattaforma delle piattaforme” utilizzerà la tecnologia blockchain e dell’internet of things e gestirà contratti, contributi e rapporti di lavoro dei rider.

 

Per diversi anni l’idea diffusa era che la blockchain riguardasse bitcoin e altre criptovalute, oggi finalmente l’opinione pubblica ha compreso che esistono molti altri ambiti di applicazione della blockchain. La blockchain è un protocollo peer-to-peer creato nel 2008 da un gruppo di persone anonime riunite con il nome di Satoshi Nakamoto, letteralmente significa “catena di blocchi”. Tra i blocchi della catena vi sono transazioni e scambi di dati, a due condizioni però: perché la transazione abbia successo deve essere verificata e approvata da tutti i nodi della rete; in secondo luogo, lo storico di tutte le informazioni di una transazione vengono salvate e conservate su ogni singolo blocco della catena. Questo permette di conservare informazioni in modo innovativo e senza “manomissioni”, rendendo inoltre necessaria la creazione di un nuovo blocco per ogni aggiornamento e senza perdere lo storico per ciascuna sovrascrittura. Centinaia di calcolatori indipendenti sparsi in tutto il mondo funzionano anche da “validatori”, facendo sì che le informazioni scritte in blockchain risultino incancellabili e immodificabili, e dando la massima garanzia di veridicità di ogni dato.

Il futuro è ciò che costruiamo. (Tim Berners-Lee)

Questa caratteristica tecnologica della catena si rivela particolarmente importante nelle filiere in cui molti attori intervengono o contribuiscono al prodotto finale. Si pensi ad esempio al settore alimentare, in cui il prodotto passa molte mani prima di essere consumati, dall’agricoltore ad un primo trasportatore, dal trasformatore al confezionatore ad un secondo trasportatore, dall’ingrosso fino al dettagliante e talvolta ancora un ultimo trasportatore, come nel caso dei rider sopra citati. È sufficiente che uno solo di questi attori manometta o falsifichi una data per compromettere il prodotto finale e compromettendo così l’intera filiera del processo. La tracciabilità alimentare garantita da una blockchain assicura in questo caso la qualità del cibo che noi consumatori abbiamo in tavola. Il Consorzio arance rosse di Sicilia ha realizzato in blockchain una versione del bollino Igp presente su ogni cassetta o retina di arance, consentendo di verificare luogo e data di produzione e raccolto, modalità di conservazione e distribuzione in tutto il mondo. 

 

Tuttavia, non è tutto semplice come potrebbe apparire. La tecnologia Blockchain ci pone infatti dei nuovi interrogativi sia di tipo normativo che procedurale. Se la tecnologia garantisce che il dato inserito non possa essere modificabile, al momento non è possibile bloccare l’inserimento di un dato falso. Ancora, l’acquisizione di dati digitali nativi richiede dei sensori digitali certificati, ad esempio termometri, telecamera, ecc. ma questo richiede investimenti che non tutte le aziende sono disponibili ad affrontare. Anche l’utilizzo dei dati sia privati che pubblici che tutti noi disseminiamo in rete è oggetto di discussione da parte di giuristi, tecnici dell’informazione e decisori pubblici. 

 

In Energee3 si sta lavorando a progetti basati su tecnologia blockchain, considerato l’interesse di mercato ma rendendoci anche conto del gap tecnologico e culturale che investe questo settore. La blockchain è ancora una tecnologia “immatura” e senza una precisa strategia imprenditoriale un’azienda rischia di fare investimenti non sostenibili. O di fare sistema fra loro. Se il tratto rivoluzionario della Blockchain è funzionare da Libri Mastri, ovvero digitali, decentralizzati, immutabili, accessibili a tutti e sempre verificabili, il problema emerge quando si tratta di identificare come sicuro tutto ciò che da fuori (off-chain). C’è un’oggettiva difficoltà nel fare coesistere tutto ciò che è “off-chain” con ciò che è “on-chain”, la legislazione non tiene il passo della ricerca tecnologica e in assenza di norme specifiche si lavora facendo aderire la giurisprudenza attuale, ad esempio il GDPR, con il concetto stesso di blockchain.

Noi siamo responsabili anche per gli altri. (Ignazio Silone)

La blockchain si fonda sulla fiducia. Che è un’idea semplice, democratica e per certi aspetti rivoluzionaria. Dove un registro di informazioni distribuite e strutturate come una catena di blocchi la cui validazione è affidata al consenso di tutti i nodi che compongono la rete, e dove ciascun nodo è legato agli altri ma gestito in maniera autonoma, dove in linea di principio tutto funziona salvo che anche solo uno di questi nodi venga compromesso o modificato. non abbiamo un sistema di validazione dei dati prima che questi vengano immessi nella catena. In conclusione, con le tecnologie attuali la sicurezza dell’integrità del dato non è garantita in toto e anche nel tratto tra il dispositivo dell’utente e la blockchain vi sono una serie di passaggi che non danno alcuna garanzia assoluta. Si pensi al settore alimentare di cui sopra, si pensi al voto elettronico, si pensi alla connessione dati verso la rete, non sussistono ad oggi garanzie al 100% di assenza di compromissione. Ciò detto, le potenzialità della tecnologia blockchain sono enormi ed è assolutamente decisivo il continuare a investire nella ricerca. Occorre altresì creare consapevolezza nel mondo delle imprese, condividere esperienze e informazioni, finanziare i centri di ricerca ed esercitare pressioni sulla politica e sulle Authority affinché intervengano con giudizio e creino le condizioni perché questa possa svilupparsi.  

 

Giovacchino Tesi

Responsabile Innovazione Energee3

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