Il grande bisogno di nuove competenze tecnico-informatiche e nel settore applicativo. Il sostegno di Energee3 al progetto Ragazze Digitali.
Professoressa Canali, è noto il suo impegno per le pari opportunità all’interno del mondo accademico e nella branca informatica. Qual è la ragione profonda del pregiudizio storico contro le donne in informatica?
In realtà, agli albori della programmazione, furono le donne a gettare le basi per creare i computer moderni – basti pensare a figure come Ada Lovelace o Mary Allen Wilkes – ed il numero di donne operanti nel campo dell’informatica all’inizio degli anni ‘80 era maggiore di quello che abbiamo oggi. È in quegli anni che il divario di genere in questo campo inizia ad ampliarsi. Le ragioni sono certamente molteplici e complesse, la esperienza mi insegna che gli stereotipi culturali e sociali in cui siamo immersi giochino un ruolo fondamentale. L’informatica e la tecnologia vengono percepite come appannaggio dell’universo maschile: pensiamo al classico stereotipo dell’informatico nerd raccontato da film e fumetti, o alla mancanza di modelli di ruolo femminili in questo campo. Da anni mi dedico a progetti che cercano di cambiare la narrazione dell’informatica e la sua percezione tra le ragazze. Il progetto Ragazze Digitali, nato nel 2014 da una collaborazione tra il Dipartimento di Ingegneria ‘Enzo Ferrari’ dell’Università di Modena e Reggio Emilia e l’associazione EWMD, European Women Management Development, si propone di avvicinare le studentesse delle scuole superiori all’informatica attraverso un summer camp gratuito di 3 settimane basato su attività creative e divertenti. Da quest’anno, grazie al supporto della Regione Emilia-Romagna e di sponsor privati, tra cui Energee3, replicheremo il summer camp in 6 città della regione.
Restando in tema di formazione universitaria, le lauree STEM sono sicuramente la via d’accesso principale all’informatica. A suo avviso, una persona con laurea umanistica ha la strada preclusa o può comunque accedervi?
Sono convinta che la strada non sia preclusa a chi viene da una formazione non STEM. Conosco personalmente alcuni imprenditori e imprenditrici di successo nel campo dell’informatica che sono partiti da una laurea di tipo umanistica. D’altra parte, una laurea in filosofia, ad esempio, insegna a pensare in modo critico e ad avere la capacità di valutare in una prospettiva globale, caratteristiche di grande valore in un mondo in rapida evoluzione come quello dell’informatica moderna. C’è un enorme bisogno di figure che sappiano porsi come intermediari tra chi ha competenze tecnico-informatiche e gli esperti del settore applicativo.
In passato molte aziende italiane sono state timide o addirittura chiuse all’idea di trasferire i propri dati in cloud e operarvi. Per diverse ragioni, non sempre errate. Come vede la situazione oggi?
È un argomento che affronto direttamente con gli studenti durante il mio corso di Cloud e Edge Computing alla Laurea Magistrale di Informatica di Unimore. Per anni il cloud è stato visto con diffidenza, come una soluzione che presentava opportunità inevitabilmente legate a grandi rischi. Ultimamente, ed in verità anche in seguito a situazioni di necessità causate dalla pandemia nel 2020, vedo la fiducia delle aziende aumentare verso il cloud. Senza dubbio ci sono elementi a cui porre attenzione, quali una accurata scelta del provider, la valutazione di quali dati e servizi conviene portare in cloud, ed una attenta considerazione dei Service Level Agreement dei contratti di fornitura, per cui è indispensabile che l’azienda disponga di competenze tecniche legate a queste tecnologie.
Energee3 è da sempre molto attenta al rapporto con gli Atenei, da qui anche la fondazione di un comitato scientifico formato da docenti universitari. Come vede il rapporto tra Università e imprese in ambito informatico? Si potrebbe fare di più? E se sì, in che modo?
Credo che il rapporto tra Università e imprese stia diventando sempre più importante in ogni settore. Nel campo dell’informatica, data la velocità estrema a cui viaggiano i cambiamenti tecnologici e l’innovazione, la possibilità di creare sinergie tra il mondo accademico e quello imprenditoriale acquista un’importanza strategica. È indispensabile per attrattività delle università, competitività delle aziende e crescita economica del territorio. L’impulso dato al Trasferimento Tecnologico e allo sviluppo dei Tecnopoli ha rafforzato la sinergia tra università e impresa, è necessario creare ulteriori occasioni di incontro, favorendo lo sviluppo di progettualità comuni e la diffusione di strumenti quali l’apprendistato di Alta Formazione e Ricerca e i dottorati industriali.
Intelligenza Artificiale, Big Data, Internet of Things, Cybersecurity. Quali settori del ICT prevede avranno maggiori sviluppi?
Credo che i settori più dinamici nel prossimo futuro saranno tutti collegati allo sviluppo di tecnologie e servizi per la valorizzazione dei dati e per la gestione automatizzata dei relativi processi e complessità. Se si riuscirà a trarre vantaggio da una disponibilità di dati e informazioni che, anche grazie alla complessa trasformazione digitale in atto, mai ha avuto eguali in passato, e ad inserire il loro impiego sistematico nel dominio delle decisioni imprenditoriali e dei processi, questo segnerà un momento di discontinuità nella storia dell’economia e dell’ICT.