OPEN DATA

Open Data, Big Data, Open Governement: una questione di tecnologia o di democrazia? Open data sono i cosiddetti “dati aperti”, dati accessibili a tutti e utilizzabili con il solo obbligo di citare la fonte ovvero di mantenere la banca dati sempre aperta. L’Open Data si inserisce nella più ampia disciplina dell’Open Government, in base alla quale la pubblica amministrazione deve o dovrebbe essere aperta a tutti i cittadini. Sia per ampliare al massimo la diffusione delle informazioni sia per consentire la più ampia partecipazione alla vita pubblica.

L’idea alla base degli open data è chiara e intuitiva: chiunque può usare, riusare e distribuire i dati qualunque sia lo scopo (lecito) del loro utilizzo. Alla questione tecnologica si accompagna dunque un insieme di regole e di permessi che costituiscono il presupposto entro cui operare, il campo da gioco su cui giocare. A questo servono le tecnologie abilitanti, ad abilitare i processi. Ma ancora di più, una regia istituzionale a governare i processi.

Alla base ci sono appunto i dati, il cui accesso è fondamentale. I dati sono un bene comune e la Pubblica Amministrazione nelle sue varie articolazioni è l’attore principale atto ad occuparsi di questo. Ma anche imprese e cittadini possono e debbono giocare un ruolo di primaria importanza, a cominciare dall’essere stimolo per la P.A. fino alla diffusione delle migliori pratiche di accesso ai dati. La stessa pratica dell’Open Government per un dialogo proficuo fra cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione non può prescindere dall’open data come terreno di base.

I dati sono un bene comune. Cittadini e imprese devono stimolare la Pubblica Amministrazione a migliorarne l’accesso—

La sfida è dunque sociale e culturale, ma anche organizzativa e imprenditoriale poiché l’apertura dei dati richiede un robusto lavoro di riorganizzazione e al tempo stesso la capacità di usare strumenti informatici. Ecco un punto dolente: una condivisa “cultura del dato”, che richiede tempo e formazione e volontà politica. Se da un lato ci sono degli obblighi di legge per garantire l’anonimato (si pensi al tema privacy) occorre anche fare attenzione alla “comprensione” dei dati: gestirli, manipolarli e trasformarli in informazione è un’attività complessa.

Un noto articolo di Tim Davies, membro del team Open Government in Gran Bretagna, afferma che sono cinque i passaggi importanti: 1) essere seguiti dalla domanda; 2) inserire dati nel contesto; 3) supportare conversazioni intorno ai dati; 4) creare capacità, competenze e reti; 5) collaborare su dati come una risorsa comune.

Se dunque i dati sono un patrimonio informativo pubblico occorre predisporre tutti quegli strumenti in grado di avvicinare le persone, a stimolare la discussione, a creare nuove idee e diffondere competenze utili. Il lavoro è ancora lungo. Noi di Energee3 abbiamo raccolto la sfida.

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Pietro Pazzaglini

Responsabile Marketing di relazione